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Borse in picchiata. Ancora un venerdì “nero”

Ma si può continuare così disuniti?

Venerdì A quanto pare non bastano manovre di nessun tipo. La spending review in atto, sia pure in attesa di conversione in legge, e tutta la politica di rigore che ne consegue, non bastano al nostro Paese ad evitare di essere trascinato nel baratro di una crisi di cui non si vede via d’uscita.

La notizia odierna è l’ennesimo crollo della borsa, un nuovo venerdì nero, a -4,38%, con il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, l’oramai noto spread, che ha varcato la soglia psicologica di quota 500.

Eppure, a ben guardare, non ci sono ragioni per le quali, almeno oggi e in questi ultimi tempi, la nostra borsa faccia registrare dati simili. Il dato odierno è frutto dai dati, e dalle dichiarazioni, allarmanti provenienti dalla Spagna e dalle insistenti voci di corridoio, ma poi non tanto sommesse, che vogliono l’uscita della Grecia dalla moneta unica.

La Spagna in particolare paga la propria esposizione nei confronti dei titoli tedeschi con lo spread che ha superato quota 600 e con le dichiarazioni che la vogliono in condizioni tali da non poter più pagare stipendi ai dipendenti pubblici e l’urgente bisogno di far ricorso all’Eurogruppo per approvvigionare i propri istituti di credito. Sono in arrivo oltre 100miliari di euro di cui una trentina entro fine mese.

È stato questo dato e gli interessi (di parte) dei Paesi anglosassoni, quelli per intenderci fuori dalla moneta unica, a spingere gli investitori a metter in atto un vero e proprio attacco a Italia e Spagna, particolarmente esposti ai Bund tedeschi, e a determinare, causa anche la debolezza della risposta europea, quantomeno ritardataria e non all’unisono, la sfiducia odierna.

Il fatto è che siamo alle prese con una forte speculazione che sta tentando proprio di mettere in crisi non solo la moneta unica ma, a nostro avviso, l’intero Eurogruppo alle prese con l’approvazione del programma definitivo di aiuti, nella speranza che gli stessi possano far dar fiato alla Spagna e, di conseguenza (?), anche alle borse dei altri Paesi europei in crisi. Italia compresa.

Il nostro presidente del consiglio ha parlato dei dati odierni dello spread definendolo “deludente”. Noi pensiamo, riponendo nella sua persona fiducia incondizionata, che da tale situazione se possa uscire non solo attraverso azioni di alta finanza, tagli alla spese superflue, restrizioni su quelle ordinarie, ma anche, e probabilmente in forma prioritaria, determinando un’unione Europea politica che coinvolta tutti i Paesi attraverso un Governo Europeo determinato ad alzare lo sguardo oltre gli interessi “locali”.

È un sogno? Monti ha dimostrato grandi abilità e capacità strategiche: ne chiediamo ancora una. Lui, super partes, fuori dalle logiche di parte, potrebbe dare un forte impulso a tutto ciò. O, così come si paventa in Grecia, che tutti ritornino quanto prima a coltivare i propri orticelli e addio all’Europa unita e a chi, negli ultimi 50anni, ci ha creduto e si è impegnato in tale direzione.

 

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